Viaggiatori e non Turisti. Anche a Valencia

“Il viaggio, il vero viaggiare, è quando ti incammini su un sentiero aperto, accettando qualsiasi cosa che ti verrà incontro, che sia emozionante, esilarante, difficile o deprimente

Lo ha detto Andrew Evans, giornalista del National Geographic, in un talk al TED di Vienna nel 2011. Con questo approccio Andrew ha esplorato l’Antartide perché voleva superare i limiti che la natura pone a noi umani, ma senza nessun supporto di tour operator.

A viaggiare non solo si scopre, ma ci si scopre. Chi si muove da viaggiatore e non da turista torna a casa diverso. Perché in quel posto nuovo ci ha messo dentro il naso.

Perché ha lasciato la mappa in albergo, come capitato a me a Valencia una mattina di gennaio. Si è fidato dell’istinto di imboccare una calle al posto di un’altra. Si è lasciato commuovere dal passo zoppicante di un anziano, che gli ricordava Scrooge del “Canto di Natale” di Dickens.

Si è seduto su una panchina e ha tracciato diagonali tra quella piazza e quella della sua città, mentre un uomo solo accarezzava il suo cane. Ha staccato un mandarino da una pianta, di cui quella città è piena, e si è stupito che nessuno lo abbia contestato.

Si è imbarazzato dell’amore ostentato negli abbracci dei fidanzati arrampicati sulla rete della Playa de Malvarrosa. Ha accarezzato il velluto del romanticismo e del suo perduto, che in fondo esiste ancora.

 

Ha trovato l’inarrestabile resistenza al cambiamento nella lentezza e quiete della città in un normale giorno lavorativo. La vittoria della siesta sull’antipatia dello stress.

Ha colto la venerazione del bianco. Si è seduto ad ammirare la bellezza architettonica, quella che non ha bisogno di colore per esibirsi né tantomeno di guide. Dalla cattedrale con le tre porte alle creazioni di quel genio di Calatrava.

Si è proiettato avanti sbirciando nel suo futuro attraverso l’incontro della solitudine serena, tipica di chi è sazio di esperienza, e che recita i versi di Juan Ramón Jiménez:

“L’amore, tra me e me, è così impalpabile, così sereno, così in sé, come l’aria invisibile, come l’acqua invisibile, tra la luna del cielo e la luna del fiume”.

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Si è calmato nella pace, nel silenzio del mare in un giorno di pioggia.

 

Ci sono due modi di vivere Valencia e qualsiasi altro posto. Da turista, passeggiando con la testa dentro le pagine di una guida con l’atteggiamento di chi pensa di poter comprare le esperienze. Oppure da viaggiatore. Perdendosi per strada. Parlando con gente sconosciuta. Arrabbiandosi per avere perso un bus. Parlando per un ora col macellaio che ti sta vendendo il migliore jamón iberico della zona. Ritornando per sbaglio allo stesso punto. Osservando la gente. Dando tempo a se stessi di lasciarsi andare. Di cercare qualcosa. Di cercare se stessi. Perché il vero viaggio ti fa guardare allo specchio. Come palme di Valencia proiettate su una pozzanghera.

Ai turisti lasciamo i pacchetti. I last minute all inclusive. Le guide turistiche poliglotte con l’ombrello alzato sopra la testa. I pullmann. Gli orari pianificati anche in vacanza, dalla colazione al fare l’amore.

 

[foto del post: copyright Clara Magnanini]

 

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