Portogallo: alla scoperta dell’Algarve

L’Algarve è la regione meridionale del Portogallo. E’ da lì che salparono le caravelle dei grandi navigatori, tra cui Gil Eanes, che nel 1434 dimostrò che il mondo non finiva al Cabo Bojador, diventando l’artefice inconsapevole dell’inizio dell’epoca delle grandi scoperte. E’ da lì che si tocca coi piedi la fine dell’Europa. Dove ci si ubriaca di vento e di senso di onnipotenza. Perché da quelle grandi scogliere hai l’impressione di avere il mondo tra le tue braccia.

E così siamo partiti per l’Algarve. Volo per Lisbona, auto a noleggio e poi giù, attraverso l’Alentejo e la Costa Vicentina. Sosta pranzo nel paese bianco e blu di Millfontes, dove le lancette degli orologi sembrano essersi fermate.

Sonnolenza diffusa, silenzio e prime anticipazioni delle gradazioni di blu che troveremo più a sud.

Il nostro itinerario prevede di fare base a pochi chilometri dalla località balnerare di Lagos, tra le più conosciute della zona. Siamo un po’ nell’interno (a Odiàxere), perché siamo una famiglia iperattiva di giorno, che di sera ama il silenzio, interrotto solo da grilli e cicale. Ci sistemiamo in un elegante e ordinatissimo complesso di poche villette, abitate da turisti inglesi e francesi. Di italiani rumorosi nessuna traccia. Di azzurro ci sono il cielo di giorno e una piscina a forma di fagiolo. Bellissima. Che scopriremo però di usare meno di quanto avevamo previsto in partenza.

Giorno 2. Pronti, partenza e via a fare indigestione di spiagge e fare la conta di quale sia la più bella.

Scopriamo di preferire quelle dell’area di Lagoa, a meno di mezz’ora da dove siamo alloggiati, cale che la natura ha ricavato tra rocce calcaree e falesie color marrone terra bruciata. Quelle che, per essere raggiunte, ti chiedono santa pazienza e tanta idratazione per scendere dalle lunghissime scalette o da tunnel scavati nella roccia. Ma che quando ci arrivi, anche se d’agosto, anche se tra mille turisti come te, ti consolano nel tuo metro quadrato di ombra. Perché nemmeno l’uomo con le sue mani sarebbe in grado di riprodurre così tanta bellezza. Perché quei promontori che cadono imponenti nell’acqua parlano un linguaggio senza compromessi. E abituano i tuoi occhi a non averli più.

Le spiagge dell’Algarve che abbiamo passato in rassegna non sono spiagge per famiglie, pur essendo noi una famiglia. Ma in certi viaggi far uscire i propri figli dalla comfort zone a cui sono abituati tutto l’anno aiuta a temprare il loro carattere e scuoterli dalle briciole dei vizi con cui li sfamiamo ogni giorno.

L’acqua dell’Atlantico è gelida. Si fa fatica a fare il bagno per più di dieci minuti, e non mettiamola sul coraggio. L’immersione è un contrasto di sensi: ti brucia la pelle, ma ti elettrizza come un blando elettroshock.

Il nostro tour ha toccato le spiagge di Marinha, Benagil, Do Camilo, Dona Ana, Centeanes.

Praia Marinha

Quelle che vivono di giorno, scomparendo di notte nell’alta marea. Riparate dal vento, protette dalle falesie come in un forte abbraccio.

Praia Do Camilo

Dagli angoli segreti, da grotte che solo piccoli curiosi possono scoprire da dentro. Da rocce che spuntano nell’acqua come un’enorme pinna di squalo.

Dalle cale alle spiagge oversize. Come Praia de Rocha con la sua passerella infinita. O come la suggestiva praia Rocha Baixinha, che si congiunge alla praia de Falesia, poco prima di Vilamoura, lunga e larga, che dopo giorni di cale e scarpinate, ti fa benedire l’esistenza di un bagnino e di un ombrellone con due lettini, al modico prezzo di 14 euro. Il vento non è fastidioso, è leggero ma persistente come quei rubinetti chiusi male. Ti fa addormentare con la bocca aperta, su un lettino comodissimo poggiato su una sabbia dai granelli più fini e bianchi. E ti immergi con più coraggio: l’acqua qui ha finalmente qualche grado in più.

E poi ci capita un giorno di scoprire Carvoeiro, non per la sua praia, ma per la passerella che corre lungo tutta la scogliera.

E non ci credi che tutto questo possa esistere. E così capita di non capirci più niente, un po’ come quando ti innamori per un colpo di fulmine. Ti instupidisci tra selfie e scatti da star. Per poi dimenticare borsetta e patente sopra una roccia.

E infine Sagres e la sua grande bianca fortezza ai confini del mondo. Arriviamo verso il punto più lontano dell’Europa, dove niente esiste e dove tutto sembra partito.

Fortezza di Sagres

Un edificio del XV secolo, spoglio e desolato come una prigione, protetto da un massiccio muro frontale, attaccato dal corsaro Francis Drake nel 1587. Un camminatoio ci conduce a un faro, capace di emettere luce per 40 km.

Bussiamo ma non risponde nessuno. L’uomo del faro esiste solo nei libri.

E poi strattonati da un vento fortissimo ci muoviamo lungo le scogliere in rigoroso silenzio, perché qui ogni commento è superfluo. Alla fine del promontorio si incontra Cabo S. Vincente, il punto più a ovest della nostra Europa. Ritorniamo indietro, sazi di bellezza e della libertà del nostro viaggiare.

Prossima destinazione Lisbona.

 

 

 

 

 

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