Perchè il decluttering emotivo fa bene

Ricette per la felicità non ce ne sono. Piccoli strumenti sì, da ritarare strada facendo. Spesso con effetti a media durata, ma pur sempre efficaci. Tra questi c’è il decluttering emotivo.

Decluttering significa in inglese fare ordine, fare spazio ed eliminare il superfluo. Generalmente è una tecnica utilizzata per riorganizzare le cose di casa, dai vestiti ai mille oggetti che si accumulano tra viaggi e regali inutili.

Dal decluttering materiale a quello emotivo il passo è breve, seppur più drastico e meno facile. Parte da un assunto, o meglio dall’osservazione del proprio vivere quotidiano, assimilabile a un groviglio o incastro di impegni, non tutti importanti, che ci rendono nervosi e infelici. E che nella metà dei casi sono frutto della nostra incapacità di dire no.

La dimensione della maternità complica ulteriormente le cose. Ai nostri impegni si sommano quelli dei nostri figli. Si aggiungono le relazioni con genitori di altri figli con cui veniamo in contatto a scuola. Si completano con scadenze e coi nostri desideri di dedicare tempo anche a noi stesse e al nostro partner. E la carriera? Ah certo, anche quella è importante.

Il risultato è che, nell’impossibilità di rinunciare a qualcosa, viviamo di equilibri instabili, di precarietà, di bulimia di appuntamenti, di weekend ingolfati, di spese fatte on line. Di sensi di colpa, perché in tutto questo ci sentiamo genitori distratti, spesso digitalmente distratti, con la faccia immersa nelle nostre app. Apparteniamo alla generazione di genitori che abdicano alle loro responsabilità, delegandole a un Alcatel caretime, smart watch dotato di gps e localizzazione. Genitori di figli dotati di braccialetto elettronico.

Il mio decluttering emotivo nasce da poco, dalla consapevolezza di avere accumulato spesso reti di relazioni e impegni che non hanno fatto altro che distrarre me e la mia famiglia dalle cose veramente importanti. Il credere di poter fare tutto per me non è stato vincente. Ha spesso falsato le priorità, conducendomi a risultati approssimativi soprattutto nella sfera personale. Ho accumulato conoscenze che non mi hanno dato nulla, se non la frustrazione di averci dedicato tempo inutile. Impegni che non mi hanno resa nè più intelligente nè più ricca nelle mie finanze. Hanno tolto tempo a me e allo stare insieme ai miei figli, all’energia da convogliare in attività con loro e per loro.

Il decluttering emotivo si ispira alla filosofia del “less is more”. Fare meno ma farlo meglio. Per se stessi, per gestire meglio la propria affettività, per una migliore gestione del tempo e per una cura delle relazioni più intima e autentica.

Il punto di partenza di un buon decluttering emotivo è l’osservazione delle dinamiche del nostro vivere oggi, delle cause delle nostre fonti di stress e classificazione dei nostri obiettivi personali e professionali. L’ideale è dedicare almeno 1 ora di tempo a una riflessione sulla nostra situazione attuale, sugli aspetti che abbiamo trascurato, sui motivi delle nostre carenze e su quello che vogliamo per il nostro futuro. Una passeggiata in solitudine, una meditazione in stile yoga, l’ascolto di musica classica senza nessuno attorno.

Una volta individuate le sovrabbondanze del nostro vivere, possiamo dare avvio al programma vero e proprio di eliminazione del superfluo. Le nostre direttrici dovrebbero essere ispirate ai principi di utilità e valore. Questo si traduce nel:

  • conservare solo quella parte di impegni e relazioni che ci risultano strategicamente utili. Il concetto di utilità è soprattutto applicabile alla sfera lavorativa, terreno dove i sentimenti di amicizia autentica esistono raramente e dove la base delle relazioni ha fini puramente utilitaristici (per sé e per l’azienda). Parliamo di tempo speso in networking e a tutti quegli impegni di lavoro che possono, nel medio periodo, avere efficacia in termini di miglioramento delle nostre competenze professionali ed evoluzione di carriera. Sembra un discorso cinico, e lo è, complice delle spietate leggi aziendali.
  • mantenere e investire nelle relazioni e impegni che per noi hanno un Valore, quelli che portano noi o la nostra famiglia a un arricchimento. Penso a tutti gli impegni che in realtà non distolgono, ma ci focalizzano sulle cose veramente importanti della nostra vita. Ai nostri amici più cari. Alle letture che ci rendono più empatici o più colti. Ai viaggi, che offrono la visione di altri mondi e modi di vivere alternativi al nostro. Alle conferenze su temi che ci interessano, ai corsi per perferzionarci in un hobby che tanto ci piace e ci fa stare bene, allo sport, che ci permette di sentirci fisicamente a posto. Allo stare coi nostri figli e giocare a nascondino. Al non fare niente se non guardare un film rosicchiando semi di zucca.

Il decluttering emotivo è un approccio slow, più consapevole ed equilibrato al nostro stile di vita.

Perché per vivere bene e felici non serve fare di più. Serve fare le scelte giuste. E cominciare a dire qualche no in più.

E per chi ha bisogno di qualche consiglio sulla pianificazione di nuovi obiettivi, ecco un post sull’argomento: Metodo Stork

Per le donne in carriera, invece, i miei consigli di personal branding sono consultabili qui: Personal Branding

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