L’importanza di diventare unici secondo Sara Cardin

Perché dovremmo spendere la nostra vita per diventare unici? Crescere con l’ambizione di fare del nostro mondo, piccolo o grande che sia, un posto migliore? Diventare un esempio per gli altri?

Le opzioni che riceviamo alla nascita sono due: impegno o comodità. Mi direte che ci sono anche tante opzioni di mezzo. Vero. Cioè impegnarsi fintanto da raggiungere un piccolo traguardo senza stravolgere le cose e senza stravolgersi troppo.

L’opzione uno costa fatica. Perché quando si decide di puntare dritto a un obiettivo, di volerlo a tutti i costi, si scende inevitabilmente a un compromesso. Quantomeno con noi stessi. Ricordiamoci che a fare le rivoluzioni si esce provati, sempre, anche in caso di vittoria. Ma che le rivoluzioni, piccole o grandi che siano, vaporizzano fiducia collettiva e spirito di emulazione. Sempre. Oltre a restituirci il senso di noi.

Lo sa bene Sara, che di cognome fa Cardin, dagli occhi azzurro cielo che raccontano la grinta e il coraggio delle sue rivoluzioni. Una ragazza veneta di 32 anni, che potrebbe entrare di diritto nell’albo delle bambine ribelli, quello di Francesca Cavallo ed Elena Favilli. Una donna che voleva diventare campionessa di karate a tutti i costi. La migliore al mondo, regina di uno sport tipicamente maschile. E che alla fine ce l’ha fatta.

Sara è campionessa di Karate: ha vinto 4 ori europei (il primo nel 2000) e un argento mondiale nel 2010. E non è finita qui.

Da bambina, alle bambole preferiva correre. Lei, con il dono della velocità, che non la tenevi ferma alla sedia manco a pregarla. In simbiosi col nonno, uno sportivo fino al midollo, che la cronometrava nelle sue corse intorno a casa, tra un compito di matematica e uno di italiano, i pomeriggi dopo la scuola.

Sara, che alle bambole preferiva i salti, le corse, costruire armi, frecce e spade, i tuffi nel fiume Piave con il nonno e i combattimenti alla zorro. Che da sua mamma, antisportiva, ha imparato a non mollare mai. “Quando inizi una cosa la devi portare a termine” le diceva sempre. Sara, obbligata a finire le lezioni di ginnastica artistica o danza, che tanto l’annoiavano, semplicemente perché aveva preso un impegno con se stessa.

“E’ un atteggiamento mentale che ti forgia e di questo ringrazierò sempre mia madre”, mi racconta.

Quando l’ho conosciuta, dopo averla vista nei video dei suoi allenamenti e vittorie, ho pensato che potesse essere la persona giusta per raccontarci il segreto del non mollare mai. Del tenere duro anche di fronte a un obiettivo troppo distante o sfidante. Ad avere coraggio, a cercare di migliorarsi continuamente. E capire anche come trasmettere questo approccio a chi di figli ne ha, come me.

Sara è in Spagna quando ci sentiamo al telefono, si sta allenando per le prossime gare dopo essersi ripresa da un infortunio che l’ha bloccata per qualche mese. Non la vedo, ma mi basta sentire la sua voce per percepire che tutto quello che ha fatto finora, dai sacrifici alle vittorie, dalle cadute alle medaglie, l’ha fatto con una passione viscerale.

“Coltivare uno sport fin dall’infanzia può essere la chiave per imparare a non arrendersi mai nella vita. Se ero veloce, lo volevo essere di più. Se ero perfetta, pretendevo di esserlo ancora di più. Lo sport mi ha anche insegnato il valore dell’umiltà. Se non sei umile, se pensi di sapere tutto, non arrivi mai in cima. Chi arriva in testa e ci rimane, è perché ha avuto la capacità di mettersi in discussione e cambiare.”

Cambiare. I cambiamenti richiedono coraggio e presuppongono anche uno spirito competitivo, che Sara ha ereditato dal papà e che il karate non ha fatto altro che alimentare.

“La competitività nello sport aiuta anche ad affrontare meglio le difficoltà della vita, a usare la stessa forza e disciplina nel superarle, nel raggiungere gli obiettivi e a gestire meglio lo stress.”

 

Certo che per diventare campioni ci vuole tanto spirito di sacrificio. Significa spesso rinunciare a qualcosa, mentre amiche e amici riempiono le ore libere di ozio e sogni. In realtà secondo Sara:

“Quando si rincorre una grande passione, come lo è da sempre per me il Karate, la rinuncia la vedi funzionale all’obiettivo finale. Non ne senti il peso, non ne senti la fatica. La accetti perché è quella che ti porterà al risultato. E’ la proiezione della potenziale vittoria. Sono le rinunce ad avermi reso una persona migliore”.

 

Continuiamo a parlare. E più parliamo più mi rendo conto che il motore di tutto, delle vittorie di Sara, ma delle vittorie di tutti noi, è da sempre la passione. Le medaglie si conquistano con l’amore. Punto.

“Collaboro con Bosch e vado spesso nelle scuole a portare la mia testimonianza” mi racconta Sara. “Quello che più mi sorprende è che alla domanda che faccio spesso ai ragazzi cosa ti piace fare, quale la tua passione, nessuno mi sa rispondere. I ragazzi di oggi non hanno più sogni. Per me questo ha dell’incredibile. Credo che la colpa stia nel fatto che i bambini di oggi sono ipersollecitati, hanno tutto e non sono più in grado di scegliere. A quel punto cerco di intervenire e farli ragionare sui loro talenti. Perché tutti ne siamo dotati.”

Brava Sara, penso. Hai ragione. Dai un consiglio a noi genitori?

“Credo che ogni genitore debba aiutare il proprio figlio a individuare con pazienza le sue doti uniche e i suoi sogni. Purché siano quelli del bambino e non quelli del genitore. E aiutarlo a far emergere pian piano il suo talento attraverso attività che lo stimolino, dallo sport ad attività più creative o artistiche. Non importa. Sogni e talenti ce li abbiamo tutti, i bambini vanno solo aiutati a farli venire a galla.”

 

E una volta trovata la propria passione andrebbe portata avanti, tra rinunce e soddisfazioni, tra sconfitte e vittorie. Perché si impara da entrambe.

“La sconfitta ti insegna i tuoi limiti e ti fa capire dove hai sbagliato. La vittoria ti insegna cosa sei capace di fare, ti infonde fiducia nelle tue capacità”. Quelle che portano a non mollare mai nell’inseguimento dei propri sogni e a diventare unici.”

 

Prossimo sogno di Sara? Vincere le olimpiadi di Tokyo 2020.

Il vostro invece?

 

 

 

 

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