Le otto montagne di Paolo Cognetti

“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”

“Un libro al mese” è la nuova sezione di The Stork dedicata alla lettura, una selezione mensile di libri che ci hanno emozionato e tenute sveglie di notte. Titoli più o meno noti, non necessariamente tra gli ultimi arrivi in libreria, che abbiamo il piacere di consigliarvi e condividere con voi.

Visto il periodo dell’anno e l’avvicinarsi per alcuni di noi della settimana bianca di febbraio o marzo, ho pensato di proporvi un libro che ha come protagonista la montagna: “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017, edito da Einaudi.         

Sono sempre stata un po’ scettica delle opere che si sono aggiudicate questo riconoscimento. Ne sono rimasta spesso delusa, ma Cognetti mi ha fatto ricredere.

E’ un’opera dalla scrittura semplice e limpida come i paesaggi di montagna d’estate, illuminati da una giornata senza nuvole. A tratti malinconica, come gli acquazzoni in quota, che accentuano la drammaticità del paesaggio.

Sul sentiero della scrittura di Cognetti si attraversano le dinamiche dei rapporti padre e figlio, la forza dell’amicizia e il valore della crescita personale. Il romanzo racconta la storia di due personaggi apparentemente molto diversi: Pietro, un bambino di città timido ed insicuro, e Bruno un suo coetaneo montanaro che si occupa del pascolo.

Tra i due si crea nel corso degli anni un legame forte e solido e la montagna, con le sue vette, i suoi colori, la natura incontaminata, fa da sfondo alla loro amicizia tipicamente maschile, fatta di silenzi, sguardi e parole non dette. Pietro cerca la sua strada viaggiando, cambiando lavoro e visitando paesi lontani come il Nepal. Bruno invece resta ancorato a Grana, un piccolo paese ai piedi del Monte Rosa e, per il suo carattere brusco e scontroso, non riesce a crearsi una famiglia.

Pietro e Bruno sono due anime solitarie che trovano pace solo nella loro montagna, che diventa la metafora del percorso esistenziale e della ricerca di loro stessi.

E’ una sorta di romanzo di formazione, in cui gli insegnamenti del papà di Bruno, la “fratellanza” tra i due giovani che diventano uomini, le esperienze quotidiane, portano a far riflettere sul come sia difficile per ciascuno di noi trovare il proprio posto nella vita.

E’ un romanzo che fa crescere chi lo amerà. Che conduce a guardare le cose con l’empatia e la sensibilità degli animi profondi. Che ci fa appassionare di montagna, invasi dall’amore di Cognetti per le sue Dolomiti, che cominceremo a guardare con occhi nuovi e il senso di meraviglia tipico dell’essere bambini.

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Giorgia Negrini, contributor della rubrica "Un libro al mese". Laureata in Lingue e Letterature straniere, inguaribile bookeater, esperta di narrativa e due volte mamma.

One Comment

  1. la recensione è molto curata (a tratti perfino poetica). per questo, pur diffidando del premio, che nel corso degli anni, delle volte, è stato assegnato in maniera discutibile, i’ll give it a shot.

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