“Le fedeltà invisibili” di Delphine de Vigan

Le fedeltà invisibili è una perla letteraria che viene dalla Francia, che ha attraversato le Alpi ed è approdata in Italia nel 2018 grazie a Einaudi. La sua autrice, Delphine de Vigan, è una grande scrittrice francese, maestra nel racconto del potere distruttivo e costruttivo della psicologia umana.

Le fedeltà invisibili “sono i fili che ci legano gli uni agli altri, le nostre ali e le nostre catene, i trampolini da cui troviamo la forza di lanciarci e le trincee in cui seppelliamo i nostri sogni”. Nel romanzo sono in particolare i fili dell’amore di figli che vivono esistenze scolpite negli errori di genitori incapaci e assenti. Come accade ai due adolescenti protagonisti, Théo e Mathis.

Théo è figlio di genitori separati che hanno smesso di parlarsi da anni. Una madre distratta e un padre sconfitto, annicchilito da depressione e incuranza.

Mathis è figlio di genitori ancora sposati ma divisi dal silenzio, che scoprono di non avere più punti di contatto e di conoscenza. Il romanzo è a quattro voci narranti: a quelle dei due giovani si affiancano le voci di Helène, insegnante di scienze dei due ragazzi, la cui grande sensibilità e i drammi dell’infanzia la portano a percepire il disagio di Théo e a fare di tutto per aiutarlo. L’ultima è la voce della mamma di Mathis, una vita in bilico tra normalità apparente e un marito divenuto estraneo tra le pareti di casa.

La forza dirompente del romanzo sta nel tratteggio di un’adolescenza fragile, romanticamente attaccata a genitori che sbagliano, genitori non vedenti, ma comunque amati e coperti nelle loro imperfezioni.

Errori che generano errori, disattenzioni che portano i figli a non maturare amore per se stessi fino a farsi del male, attraverso l’abuso di alcol, visto come possibilità di mettere in pausa la sofferenza.

Un romanzo che entra dentro, che bussa al petto di chi è genitore e lo risveglia. Quattro storie e quattro vite che si sfiorano tra silenzi e omissioni, in una tensione narrativa raccontata con una scrittura diretta e fluida, che ci sospinge verso la fine con la speranza di luce e riscatto per chi, nella sua innocenza, non dovrebbe mai vivere nel buio.

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