L’arte e l’incanto di Creta

E poi c’è Creta, adagiata silenziosa tra arte e incanto nel punto più a sud dell’arcipelago greco, tra Europa e Africa. Una lingua di terra orizzontale ricoperta da 30 milioni di ulivi, rocce e montagne con cime che salgono anche oltre 2 mila metri, per poi scendere rapidamente verso il mare. Un mare che ti ubriaca coi suoi colori potenti. Dal blu intenso di Loutro, sul mar Libico, all’azzurro di Balos, così chiaro da ricordare le pupille degli europei del nord.

 

Ed è a Creta che abbiamo diretto il nostro viaggio estivo, noi quattro, verso una meta che potesse regalarci più dell’emozione di un bagno in un bel mare. Un posto che ci potesse raccontare la storia della prima civiltà europea, la fatica delle conquiste con l’esplorazione dei suoi canyon, la potenza della natura, il silenzio di alcuni suoi angoli, la semplicità di un certo vivere e la diversità.

Io, che in Grecia non ci tornavo da anni. Io che la Grecia l’avevo visitata a vent’anni in lungo e in largo, dal Peloponneso alle Cicladi fino a tutte le isole ioniche, in Citroen 2 CV, in motorino, tra zaino da trekking, guide de routard in mano, passaggi ponte, camere prese in affitto senza prenotazioni, tramonti di Agia Theodoti, tetti blu, yogurt con miele e gyros pita anche a colazione. Io che la Grecia l’avevo nel cuore. A me che la Grecia aveva insegnato a diventare grande.

Il nostro viaggio comincia da ovest, probabilmente la parte più affascinante dell’isola. Viaggi in auto di giorno, per un totale di 2000 Km, su e giù per le montagne che conducono al mare. Riposo notturno poco distanti dal litorale, ma in campagna presso Casa Avocado a Tavronitis. Facciamo siesta tra il rumore delle cicale e il fresco delle pietre del nostro cottage tradizionale cretese, costruito con le stesse rocce che un tempo ne ricoprivano la collina, ora resa fertile da coltivazioni di ulivi e avocado.

A Creta scopriamo quanto la fatica di certi viaggi possa essere facilmente sopraffatta dalla bellezza della natura. E’ l’effetto della magia di Balos, che si raggiunge dalla terra ferma dopo uno sterrato di una decina di Km e un percorso a piedi (2 Km) o a cavallo, tra rocce e caldo cocente.

Il percorso per scendere in spiaggia a Balos dopo i 10 km di sterrato

E’ proprio lì in cima che, come a Napoli col miracolo di San Gennaro, il nostro sudore si asciuga sotto la bellezza di uno dei paesaggi più intensi del nostro pianeta. Un’intensità che si continuerebbe ad ammirare dall’alto, per sempre, nella dimenticanza del tempo e della noia che ci lascia la normalità.

Balos

Balos è uno degli incanti di Creta, così come le sfumature dei colori di Elafonissi, dalla sabbia che a riva assume toni rosa cipria per poi morire dentro a un mare che dal blu degrada al turchese. Una piscina enorme di acqua salata, che se non fosse per i fastidiosi turisti di agosto come noi, sarebbe da vivere e amare all’infinito, notte e giorno, con una tenda piantata a riva.

Panoramica di Elafonissi

Ci coccoliamo con la comodità di Falasarna, così bella e lunga da costringere i bagnini a girare in quod e a servire il pranzo in spiaggia. Deviamo poi verso il Mar Libico, ci imbarchiamo a Hora Sfakion e raggiungiamo quella costa timida del sud di Creta, che non si vuole fare scoprire. Che non è collegata all’umano da nessuna strada. Che la puoi raggiungere solo via mare e che se ne sta lì, pacifica, con le sue spiagge bellissime come Glika nera, protette da alti promontori.

Glika nera, sweet water beach

Glika nera, sweet water beach

Il nostro viaggio in barca termina a Loutro, isolato villaggio di case bianche, in fila ordinate come piccoli denti. Una destinazione in cui spenderci un weekend in solitudine, lontano dai rumori, appesi al tempo come se non passasse mai, come dentro a una vecchia polaroid.

Siamo ora pronti a sfidare il canyon di Samaria, equipaggiati con rifornimenti alimentari e spirito di esplorazione. Il dislivello che affrontiamo è tanto, 800 mt, ma le mitiche porte di ferro, là dove le rocce arrivano quasi a baciarsi, sono ancora lontane. I 16 Km di canyon rimarranno un tassello completato solo al 30%. “Bambini, torneremo qui  quando sarete più grandi” dico loro prima della lunga risalita.

Gole di Samaria

Dall’ovest giriamo le ruote verso est e puntiamo dritto alla Baia di Mirabello, facendo prima tappa alla pianta di ulivo più antica del mondo (3000 anni) e poi all’incantevole Rethymno. Lo votiamo all’unanimità a paesino più bello di Creta, per il fascino dei suoi vicoli, delle taverne e negozietti strabordanti di spugne naturali e souvenir di legno di ulivo.

L’ulivo più antico del mondo

La sera dormiamo con vista sopra Almyros Beach, una spiaggia incastonata dentro una riserva naturale e colpita da un meltemi feroce.

Almyros Beach

Scappiamo dal turismo del nord est, che poco ci piace, alla ricerca di una Creta più autentica e della magia che ci aveva regalato l’ovest. “Deve esserci anche qui” ci diciamo. E allora corriamo sull’asfalto, ancora su e giù per le montagne, tra paesaggi lunari e capre arrampicate sui pendii. E poi arriviamo a toccare la lingua di Creta nella sua punta più a est, ed è là che la magia si ripresenta. Tra le palme della spiaggia di Vai, ma soprattutto a Xerocambos, la vera perla dentro un’ostrica. Noi e altri dieci turisti come naufraghi in una spiaggia tanto magnifica quanto lontana da tutti, nel profondo sud, raggiungibile da una delle strade più scenografiche mai viste. Il meltemi ci disordina, spazza via i pensieri cattivi e ci sentiamo ritemprati, invincibili come supereroi, piccole donne sulla soglia di nuovi capitoli di vita, e pensiamo che le cose più belle si scoprono sempre alla fine del viaggio.

Sfidiamo un altro canyon, la bellissima Valle dei Morti a Zakros, in un percorso difficile tra rocce rosse e antiche sepolture di epoca minoica. Urliamo il nostro nome nel vuoto. L’eco ci risponde. Sentiamo belare decine di capre disperse tra pietre, vegetazione e cuniculi delle antiche tombe minoiche.

Zakros, Valle dei Morti

Zakros, Valle dei Morti

Visitiamo l’isola disabitata di Chrissi, col suo deserto di sabbia bianca fatta di micro conchiglie e dominata dalla più grande foresta di Cedri del Libano formatasi naturalmente in Europa, alcuni dall’età di 200 anni e un’altezza media di 7 metri. Tra il groviglio di rami cerchiamo un riparo e ci immaginiamo naufraghi.  Ammiriamo chi stanotte dormirà lì, con tenda e chitarra, e guarderà le stelle aspettando la notte di San Lorenzo.

Infine ricomponiamo i nostri trolley, ci guardiamo negli occhi e ci diciamo solo con lo sguardo che faremmo volentieri del viaggiare una linea costante e ininterrotta della nostra vita.

Ritorniamo verso Heraklion dove ci aspetta Cnosso e il suo palazzo. Osserviamo le rovine e proviamo a immaginare come fosse vivere a Creta migliaia di secoli fa, prima di Cristo, coi minoici che diedero vita alla prima civiltà europea. Che celebrarono la vita con l’arte, costruendo un palazzo meraviglioso, oggi il secondo sito più visitato di tutta la Grecia. Che riempirono di leggende quel posto, dal Minotauro al volo di Dedalo e Icaro.

 

Tutto questo successe e venne tramandato a Creta. Un’isola che stupisce il viaggiatore tra arte e incanto per renderlo tanto forte e potente quanto i suoi paesaggi. Una Creta così diversa dalle sorelle Cicladi e Ioniche, fiera della sua storia, sofferente sotto i colpi della crisi greca e del suo meltemi, ma accogliente nei suoi kalimera ed efaristo, le parole che più ci ricorderemo dell’impossibile lingua greca.

 

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