“Io resto qui” di Marco Balzano

“Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi avere paura di restare”

Per il mese di settembre ho scelto di proporvi l’ultimo romanzo di Marco Balzano: “Io resto qui”, edito da Einaudi.

Giunto tra i finalisti del Premio Strega, questo esile libro che si legge velocemente ha conquistato il podio nel mio cuore e mi ha lasciata più volte con gli occhi lucidi.

La protagonista è Trina, una giovane studentessa che vive in Alto Adige a Curon e sogna di diventare maestra. L’autore affida a questa figura femminile il compito di narrare in prima persona la storia della Val Venosta attraverso le vicende intime e personali della propria famiglia.

“Nella primavera del ’23 mi preparavo per l’esame di maturità. Mussolini aveva aspettato proprio il mio diploma per stravolgere la scuola. L’anno prima c’era stata la marcia su Bolzano, con i fascisti che avevano messo a ferro e fuoco la città … Fino a quel momento, specie in queste valli di confine, la vita era scandita dai ritmi delle stagioni. Sembrava che quassù la storia non arrivasse.”

La vita scorre lenta tra i masi ed i pascoli, ma la decisione di costruire una diga e l’obbligo di parlare italiano imposto da Mussolini rivoluzionano l’esistenza della donna e della comunità. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, Trina si oppone ai fascisti, decide di insegnare il tedesco di nascosto e sposa Erich, un contadino che s’identifica con la sua terra, taciturno ma di grande sostanza.

“Era bellissimo insegnare tedesco. Mi piaceva così tanto che a volte mi dimenticavo di essere una maestra clandestina. Pensavo ad Erich, sarebbe stato orgoglioso… Quando m’incamminavo verso casa scioglievo i capelli perché se no il mal di testa non mi passava. Ma era una buona compagnia anche il mal di testa, mi distraeva dalla paura.”

La coppia, pagina dopo pagina, si trova ad affrontare prove dure e difficili: l’incombenza della guerra, la salita al potere di Hitler, la fuga come disertori in montagna ed il ritorno al loro maso tra i pochi sopravvissuti. Alla tragedia collettiva si somma poi il dramma famigliare: la figlia Marica decide di scappare in Germania, mentre il figlio Michael si arruola nell’esercito.

“Resto qui” è un piccolo capolavoro, in cui tematiche importanti come la perdita d’identità e il legame con la propria terra si esprimono ai massimi livelli. I personaggi principali decidono di restare e di non abbandonare le loro case nonostante il reale pericolo dell’inondazione. Erich e Trina soffrono, lottano con determinazione e tenacia. Il primo diventa una sorta di Don Chisciotte moderno nell’opporsi con tutto se stesso alle modifiche ambientali, mentre la seconda riesce a sopravvivere al dolore attraverso le lettere alla figlia scomparsa.

“Fatti, storie, fantasie, ciò che contava era averne fame e tenersele strette per quando la vita si complicavano si faceva spoglia. Credevo che mi potessero salvare, le parole”

Attraverso la scrittura e partendo da fatti realmente accaduti, Balzano racconta la tragedia della popolazione del paese altoatesino e ci svela alcuni tra i più nascosti episodi storici della storia d’Italia. La foto in copertina, di grande impatto emotivo, riporta a galla ciò che è stato sommerso. Oggi chi si reca a Curon, trova un bel lago artificiale con un campanile che emerge dall’acqua e un pontile dal quale i turisti si fanno i selfie. La storia delle persone che vi hanno vissuto è nascosta lì sotto e l’autore sceglie la sua penna per raccontarla.

Curon, Alto Adige

“Se la storia di quella terra e di quella diga non mi fossero parse subito capaci di ospitare una storia più intima e personale, attraverso cui filtrare la Storia con la s maiuscola, se non mi fossero immediatamente sembrate di valore più generale per parlare di incuria, di confini, di violenza del potere, dell’importanza e dell’impotenza della parola, non avrei trovato interesse sufficiente per studiare quella vicenda e scrivere un romanzo. Sarei rimasto anche io a bocca aperta a guardare il campanile che sembra galleggiare sull’acqua, mi sarei affacciato dal pontile per cercare d’intravedere i resti di quel mondo sotto lo specchio del lago e poi, come tutti, sarei andato via.”

Non è un libro storico ma è un racconto commovente e poetico, narrato in modo intimo e delicato, che parte dai sentimenti del singolo per arrivare a esprimere il dolore e lo strazio di un popolo.

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Giorgia Negrini, contributor della rubrica "Un libro al mese". Laureata in Lingue e Letterature straniere, inguaribile bookeater, esperta di narrativa e due volte mamma.

 

 

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