Il significato, per me, di essere padre

Non ricordo la prima sensazione che provai il giorno nel quale ho scoperto che sarei diventato papà perché, senza che riuscissi a percepire qualsiasi emozione, venni scaraventato in un’altra dimensione. Mi ritrovai nel mezzo di un incontro di boxe, ma non come spettatore. “Sono incinta” fece in tempo a dire la mia compagna in piedi di fronte a me, che ero già al tappeto.

Addio posizione di guardia.

Pugno in faccia violentissimo.

TUMP!

KO tecnico alla prima ripresa.

Gli spettatori non c’erano più, ora regnava il silenzio, e nella mia testa pronta a scoppiare: il nulla.

Da sdraiato riconoscevo a malapena la mia compagna, rimasta in piedi di fronte a me.

“Sono incinta.”

Poche parole indicative che mi collocarono in qualcosa che fino a quel momento pensavo potesse accadere solo agli altri. Vivevo il presente senza rendermi conto che in realtà ero io il protagonista.

Avrei voluto urlare a squarciagola perché ero molto più che coinvolto, ero sconvolto.

Non bastò acqua fredda per riprendermi, mi servirono diverse settimane.

Periodo che trascorsi impegnando tutto me stesso per cercare risposte ai miei mille quesiti, ma dal quale ottenni solo una proiezione di quello che sarei potuto essere come “papà”.

Era un’immagine confusa e sfuocata, e non poteva essere diversamente, che poco alla volta cominciò a includere la figura di mio padre. La cosa mi confortò.

Si chiama Vincenzo ma per tutti è Enzo. Ed è un artigiano.

Pensandoci bene, nella vita non avrebbe potuto che fare quello.

Si è costruito tutto con le proprie mani e sono proprio loro a fartelo capire. La pelle indurita e talvolta tagliata dal freddo, caratterizzata da qualche callo ormai indelebile, racconta di lui molto più di quanto le parole riuscirebbero a fare.

Le mani di mio padre sono il suo curriculum vitae.

Che si tratti di edifici o di relazioni umane, mio padre è un maestro nel “costruire.”

Con il sorriso sul viso e una battuta di spirito pronta in ogni situazione, è sempre disponibile ma mai invadente. Una presenza fissa sulla quale poter contare, che non è mai diventata un vincolo per i miei obiettivi e desideri. Tra errori palesi e successi improbabili ha lasciato che facessi le mie esperienze, ha lasciato che crescessi libero.

È soprattutto pensando a lui e al suo esempio che la paternità, che fino a quel momento mi aveva travolto, si era trasformata in entusiasmo e fervore.

Attraverso quei ricordi ho capito che non avrei mai avuto risposte esaustive ai miei dubbi, che non sarei mai stato qualificato abbastanza per potermi sentire un papà pronto. Era inutile cercare di comprendere come avrebbero dialogato la mia vita passata con quella futura. Dovevo semplicemente lasciarmi andare, farmi guidare dall’amore e gustarmi a pieno senza alcun freno il presente.

Così mi sono rialzato e ho costruito il mio capolavoro, costringendo alla resa le mie paure e concludendo l’incontro di boxe che si teneva nella mia mente con una vittoria schiacciante. Ho trasformato un violentissimo pugno in faccia nella più trascinante, intensa e durevole motivazione che abbia mai avuto in vita mia.

Quello che ne ho ricavato è stata la pienezza e l’intensità che ha assunto ogni momento. Sono stato, e sono tutt’ora, attraversato da una costante voglia di mettermi in gioco per tirare fuori concretamente il meglio di me in ogni situazione, anche in quelle più disparate e impensabili.

Da quando sono papà vivo ogni attimo ambendo ad essere il miglior esempio possibile agli occhi di mia figlia e la spalla più solida per la mia compagna, con la consapevolezza che per quanti sacrifici e rinunce debba fare, le emozioni che ricevo in cambio sono di gran lunga maggiori e più importanti.

Benché la colonna portante della famiglia resti la mia compagna, alla fine di ogni giornata sono stremato dalla stanchezza (e non tutte le notti recupero il sonno a sufficienza). Per questo non ho assolutamente la presunzione di dichiarare che sia semplice essere papà, anzi…

Ammetto che sono cambiate le priorità e le tempistiche con le quali si affronta la quotidianità, ma, con un po’ di impegno, non è detto che si debba per forza smettere di fare tutte le cose che si facevano ‘prima’. Anche se si dovesse trattare di un viaggio on the road in furgone in California, con una bimba di soli dieci mesi.

In ogni modo, al di là di come ognuno affronta le cose, mi sento di poter affermare con certezza che essere padri rimane il modo migliore e più coinvolgente possibile per imparare, sorprendersi, divertirsi, ridere, piangere, arrabbiarsi…vivere!

Buona Festa dei Papà a tutti!

Auguri ai neo papà e a quelli navigati. Agli aspiranti padri e a quelli che lo stanno per diventare. A quelli lontani e a coloro che non si sono mai allontanati. A quelli che, anche se non ci sono più, è come se non fossero mai andati via.

 

 

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