Il coraggio e la fortuna di fare figli

In Italia il fare figli oggi è diventato più una questione di coraggio o fortuna. Il report Istat sui dati di natalità nel 2014, diffuso a fine novembre 2015, parla chiaro. Diventare mamma e papà è più il risultato di una fredda valutazione di spesa che audace spinta all’eternità di due persone che si amano. Abbiamo smesso di fare figli proprio negli anni di crisi economica del nostro Paese: nel 1995 e nel 2008, quando si sono registrate le grandi contrazioni della natalità. Da allora fino all’anno scorso sono nati sempre meno bambini. Nel 2014 sono venuti alla luce quasi 12.000 neonati in meno rispetto al 2013 per un totale di 502.596 bambini. Le italiane hanno mediamente 1,29 figli a testa, quelle straniere residenti nel nostro Paese quasi 2. Otto nati su cento hanno mamme che hanno già soffiato 40 candeline, un bambino su quattro nasce fuori dal matrimonio.

Fare figli

Il nostro smettere di fare figli è chiaramente un atto di arresa di fronte a un futuro incerto. Fanno i figli i coraggiosi, quelli che hanno fiducia che il mondo sarà migliore di come è oggi, che i posti di lavoro saranno sempre meno precari. Fanno i figli i più fortunati, chi alle spalle può vantare la solidità di una famiglia benestante e contare su due stipendi di tutto rispetto. Ma coraggio e fortuna non bastano per sconfiggere il destino di un’Italia di single e figli unici.

Anche se è pur vero che chissenefrega dei soldi, che i figli li puoi tirare su anche con vestiti comprati nei mercatini dell’usato e con la spesa fatta al discount, fare figli costa caro. Cosa fa l’Italia per aiutare i neo genitori?

Bonus-bebèNel 2015 è entrato in vigore il bonus bebè che va dagli 80 euro al mese, ma limitato solo ai possessori di redditi minimi e fino ai 3 anni d’età del bimbo. Poi ci sono le detrazioni fiscali e il voucher baby sitting e asilo nido, 600 euro al mese per sei mesi.

 

 

Finnish Baby box

Baby Box finlandese

Se mettiamo il naso fuori dai nostri confini troviamo politiche sociali a sostegno delle famiglie molto più innovative. In Francia c’è un pacchetto articolato di assegni e bonus nascita che riempie le tasche ai neogenitori, per non parlare poi della Finlandia dove l’ente di previdenza sociale spedisce alle neomamme la baby box, un vero e proprio kit di mantenimento del neonato. A questo si aggiungono sussidi fino al compimento dei 17 anni di età dei bambini. Tutti aiuti allettanti capaci di convincere anche le mamme e papà più riluttanti a buttare via i preservativi.

Politiche sociali a parte, c’è poi un problema culturale.

mamma italiana

Siamo cresciute a nutella e mamma italiana, creatura mitologica che faceva la casalinga, pensava a farci fare i compiti, a stirarci il grembiule blu, a farci i codini perfetti, a cucinare, pulire casa, accudire il marito senza dormire mai. Il 76% delle donne italiane sono certe di provocare una grande sofferenza ai propri figli se lavorano fuori da casa. La percentuale in Francia si abbassa al 41%, paese culturalmente vicino al nostro, ma dove al contrario il tasso di fecondità è costante dal 1973 e si attesta sui 2 figli a donna. “Vive la France” allora, perché i nostri figli saranno più orgogliosi di una mamma impegnata, attiva e appassionata del suo lavoro piuttosto che di una mamma annoiata da ore di stiro o sedute di estetista.

Quando poi i figli arrivano è il caso di dire “Hai voluto la bicicletta? Allora pedala”. Il che equivale ad una piena assunzione di responsabilità. I nostri bambini vanno consegnati al mondo sapienti, solidi e ottimisti, nella speranza che attraverso le loro idee e valori questo mondo possa diventare migliore di quello che ci hanno consegnato i nostri genitori. Ecco perché fare figli non è solo questione di certezza economica. E’ il più grande atto di amore e di generosità. Una prova di coraggio e fortuna, nella speranza che si tratti di quella buona.

Nota: per gli amanti della carta e delle edicole, trovate questo articolo pubblicato sul mensile Primi Anni di Gennaio 2016!

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