Il bello del Natale

“Mamma, dove hai messo la letterina per Babbo Natale? L’hai poi spedita?” mi chiede Bea con tono preoccupato. Bugia fragorosa, non so mentire, ma ho farfugliato qualcosa che è risuonato convincente. Nel frattempo visualizzo mentalmente la letterina confezionata con scotch e colla (non trovavamo una busta per tutta casa) sul fondo della mia borsa nera, dove è rimasta da una settimana. “Mi sono dimenticata, ecco che c’è” mi rimprovero. Io a Santa Claus non c’ho mai creduto, non so se sia bene o male. Forse ero troppo pragmatica fin da piccola. So che ci sono bambini che vivono la scoperta della sua non esistenza come un tradimento dei genitori. “Una menzogna a fin di bene non è peccato” mi ripeto.

Natale per una mamma può avere l’effetto di un cucchiaio di salsa wasabi ingerito a secco. “Sapete cosa vi dico, io mi assento fino al 25” è la frase che sogno di proclamare solennemente dall’inizio di dicembre ai componenti della mia famiglia. Il calendario di appuntamenti extra-lavorativi fino al 24 è più fitto di quello di un CEO di una grande azienda. “Ma so che alla fine non ve lo dirò mai, il mio senso di responsabilità e di amore è più forte delle mie frequenti gastriti” mi ripeto guardando Tia negli occhi, mentre cerca di arrampicarsi sulle mie spalle come scimmia su un banano.

“Anche quest’anno non sciopererò dai miei doveri di mamma” mi dico con rassegnazione. Perché nonostante tutto non potrei mai rinunciare al Natale convenzionale. Perché con atteggiamento di appagante sadismo mi piace scoppiare di carne bollita e noci, guardare i film della Disney sul divano con la coperta sulle gambe sotto i luccichii dell’albero, le vocine bianche dei miei bambini e White Christmas di Michael Bublé che risuona dagli altoparlanti dell’Ipad. Questa è la polaroid del mio Natale preferito. Quando sfioriamo la vera essenza della felicità, il senso di riconciliazione, del chissenefrega dei torti subiti o dei viaggi mancati anche quest’anno. Il qui e ora, l’istante dilatato come bolla di sapone, la convinzione del possesso del tempo e del punto zero.

Natale

Natale è il nostro Punto Zero. Mano sul petto e solenni dichiarazioni sul futuro prossimo. Lavoro: “Da gennaio mi voterò al personal branding”. Famiglia: “Sarò più affettuosa con mio marito, leggerò libri ai bambini, reciterò un vi voglio bene tutte le sere e tornerò a casa prima dal lavoro”. Salute “Dieta detox per almeno 15 giorni”. Pulizia mentale su uno stomaco appesantito, remissione dai peccati di madre e moglie, benevolenza e promesse di riscatto.

“Spazio anche per me” mi ripeterò il 25 quando guarderò Mary Poppins in tv. Mi figlia canterà “supercalifragilistichespiralidoso” spostandomi la coperta dai piedi, Tia ripeterà Supercali…something (parola troppo difficile per i suoi 3 anni), mentre io ripasserò mentalmente la lista dei prossimi due libri che voglio assolutamente leggere. “Tutta la luce che non vediamo” e “Una sera a Parigi”. Il primo me lo ha consigliato un giornalista americano. Era in viaggio con me da Doha a Dubai a inizi dicembre, un impallinato di macchine, motori e pistoni, divorziato e follemente innamorato della sua bambina che vede “per un terzo del suo tempo”. Aveva lo sguardo dei migliori papà e quel libro lo stava divorando sdraiato sulla suo poltrona di business class. “E’ il libro più bello che abbia letto negli ultimi tempi, ha vinto il Premio Pulitzer 2015” mi ha detto con passione. Il secondo lo consiglia Massimo Gramellini, il mio oracolo letterario, secondo cui i libri migliori sono quelli dalle storie profonde ma leggere che ti fanno volare in un altrove da cui riemergi con più energia e fiducia nella vita. E “Una sera a Parigi” sembra essere uno di quelli. Me li scaricherò sul kindle e lascerò per qualche ora la vita della mia famiglia scorrere fuori dal mio controllo, nella speranza di non ritrovare casa in un post tsunami al mio rientro.

Tutta la luce che non vediamo - Una sera a Parigi

Poi mi addormenterò sul divano e farò lo stesso sogno del Mago Sales, il Don Silvio di una Chiesa di Cuneo che sogna un mondo in cui i bambini deporranno le loro armi giocattolo e rinunceranno a gesti di inutile bullismo per insegnare ai grandi che la pace è sempre possibile ed è l’unica strada per raggiungere la felicità (http://www.sales.it/index.php/11-notizie/211-disarmo-dei-bambini). Sarà davvero un bel sogno, di quelli da cui non ci si vorrebbe risvegliare mai.

Buon Natale a tutti.

 

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