Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

“L’unica cosa che conta è rimanere fedeli a ciò che si è realmente.”

Per il mese di Maggio ho scelto un romanzo originale e brillante, diventato caso editoriale in 35 paesi, uno degli esordi più riusciti dell’anno: “Eleanor Oliphant sta benissimo” dell’autrice scozzese Gail Honeyman, edito da Garzanti.

Eleanor ha 30 anni, lavora da nove nello stesso ufficio, non ha amici e conduce una vita monotona, fatta di piccoli rituali quotidiani. Si sveglia la mattina, non si cura del proprio aspetto fisico e indossa i pochi abiti che possiede. Non ha empatia con i colleghi, trascorre la pausa pranzo facendo le parole crociate e, terminata la giornata, torna sola nel suo appartamento dove ad attenderla c’è la sua pianta Polly. Infine cena con un pasto frugale poi va a letto:

“Quest’anno nessuno è stato a casa mia, a parte qualche venditore professionale di servizi, ma di mia spontanea volontà non ho invitato nessun essere umano a varcare la soglia, tranne che per leggere i contatori. Pensate sia impossibile? E invece è vero. Io esisto, no? A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra mi sembrano così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato.”

Eleanor dice sempre quello che pensa, non ha filtri e non si preoccupa delle convenzioni sociali. E’ eccentrica, irritante ma al contempo divertente. Fin dalle prime pagine però, ci rendiamo conto che in realtà è una ragazza “danneggiata”. Eleonor ha trovato un modo tutto suo per difendersi da un passato traumatico. Alcuni indizi ci rivelano i disagi di cui soffre: in primis, la relazione con la madre che ogni settimana le telefona dal carcere offendendola e umiliandola con una cattiveria sottile e feroce. Poi l’abitudine di bere vodka in solitaria durante il weekend e infine la cicatrice sul suo viso.

“Persino la parte della mia faccia da fenomeno da baraccone – la metà danneggiata – era meglio dell’alternativa, cioè morire in mezzo al fuoco. Non mi sono ridotta in cenere, ma sono emersa dalle fiamme come una piccola fenice …. Non sono bruciata mamma …. Ho attraversato il fuoco e sono sopravvissuta”.

 

Eleanor è una sopravvissuta. Ha paura di vivere ed è arrivata a convincersi che un’esistenza priva di affetti sia del tutto normale. Eppure di punto in bianco la sua abitudinarietà viene stravolta: l’infatuazione per un cantante, l’amicizia sincera e profonda con Raymond e la conoscenza del vecchietto Sammy incrinano la bolla del suo mondo. Eleanor inizia a prendersi cura di sé, va dal parrucchiere e dall’estetista, si compra abiti nuovi, accetta inviti e si rende conto che ci sono persone che le rivolgono gesti gentili:

“… oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene. Anzi: benissimo”.

 

Il suo percorso di risalita è duro e complesso perché c’è un dramma che ha rimosso o finge di non ricordare. Lei dichiara di stare bene, ma non è così: in fondo al suo cuore Eleonor è alla ricerca di un cambiamento esistenziale. Ci sono giorni belli, in cui riceve una promozione, fiori dai colleghi e un tenero gatto nero di cui prendersi cura. Ci sono poi giorni brutti in cui i fantasmi del passato tornano a farsi sentire. La forza di volontà e la presenza costante del suo angelo custode Raymond la spronano a cercare aiuto da una brava psicologa, a rompere i rapporti con sua mamma e ad indagare sull’incendio di tanti anni prima.

“Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci in questa valle verde e azzurra di lacrime è che, per quanto remota possa sembrare, c’è sempre la possibilità di un cambiamento”.

Un romanzo psicologico ed edificante sulla resilienza e la capacità di trasformare una ferita in perfezione e positività. La Honeyman ci propone un’eroina moderna che con determinazione risorge e fronteggia le avversità, ci fa amare il suo personaggio e ci fa riflettere. Nel momento finale in cui Eleanor si guarda intorno sorridendo vorremmo esserle accanto e ringraziarla per averci regalato emozioni forti, contrastanti e per essersi aperta a noi lettori, insegnandoci che si può toccare il fondo ma anche risalire.

Una protagonista in cui tutti possono riconoscersi. Spesso ci si rifugia nella propria realtà per non vivere quello che c’è veramente fuori e in quel riparo si crede di stare benissimo, ma basta una folata di aria fresca per capire che è troppo quello che si sta perdendo.

 

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Giorgia Negrini, contributor della rubrica "Un libro al mese". Laureata in Lingue e Letterature straniere, inguaribile bookeater, esperta di narrativa e due volte mamma.

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