Dopo i figli ripartiamo dal Personal Branding

Personal Branding è la ricetta da applicare al lavoro dopo la maternità. Vi spiego come.

Durante la gravidanza pensi che tornerai subito al lavoro. Durante i primi mesi di maternità pensi che non vorresti tornarci più. Alla fine ci torniamo tutte, ma come? Svogliate, col pensiero fisso a nostro figlio abbandonato in qualche nido o presso una qualche tagesmutter conosciuta tramite internet. Autostima in picchiata, ci sentiamo le peggiori delle mamme in circolazione. Ci tiriamo il latte nel bagno dell’ufficio. Io lo facevo: “Guai al latte artificiale”, dicevo. Poi col secondo figlio ho mollato un po’ la cinghia. Sensi di colpa a parte, prima del rientro al lavoro appuntiamoci due dati di fatto:

  1. I bambini piccoli non hanno il senso del tempo. Puoi stare via 10 giorni o 1 ora e per loro è la stessa cosa.

  2. Al lavoro non aspetteranno che tuo figlio cresca e che tu possa dedicare più tempo alla tua professione. Non vergognarti di parlare del tuo essere mamma, ma non dare al tempo stesso l’evidenza di lavorare per costrizione. Passione deve essere la tua parola d’ordine. A meno che lo sviluppo professionale non rappresenti l’ultima delle tue priorità.

Io non sono per il fare SOLO la mamma. Lavorare, a patto che piaccia il proprio lavoro, è uno strumento di evoluzione e valorizzazione personale e professionale. Detto questo, il lavoro è come una palla lanciata e fatta rotolare. Se non continuiamo a spingerla o calciarla, questa prima o poi rallenterà per poi fermarsi. Traduzione: trovato un lavoro che ci piaccia, bisogna investire tempo ed energie per migliorarsi e distinguersi. La concorrenza non solo è spietata, oggigiorno è semplicemente tanta. Un blob di donne più single, più giovani e più agguerrite di te contro una mamma carica di sensi di colpa e una complessa architettura familiare.

Una risposta efficace a tutto questo è data dal Personal Branding.

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Sappiamo che le imprese puntano tutto sul marketing e la comunicazione del proprio marchio per diffondere la propria notorietà e vendere di più i propri prodotti o servizi. Lo stesso approccio viene applicato a livello individuale: diventare il brand di se stessi. Le nostre azioni saranno quindi finalizzate a promuovere la nostra persona all’interno del contesto lavorativo.

copertina-arruda-dib-cutA differenza di altre discipline di miglioramento personale, il Personal Branding suggerisce di concentrarsi oltre che sul valore anche sulle modalità di promozione personale. E’ un concetto recente, che comincia ad apparire verso la fine del 1900 e che oggi ha alcuni guru, tra cui l’americano William Arruda, autore del libro “Personal Branding per il Manager”.

Ecco in pillole le mie lezioni preferite di Personal Branding:

  • Partiamo con il definire i nostri obiettivi di carriera: prima il traguardo finale e poi i micro obiettivi, gli step intermedi che ci porteranno al risultato tanto ambito.
  • Facciamo sempre leva sulla passione. E’ la passione a farci diventare veri leader e persone apprezzate e seguite sul lavoro. Anche se abbiamo interessi che non coincidono esattamente con quello che facciamo ogni giorno, possiamo trovare modi alternativi o creativi per metterli in relazione alla carriera. Abbiamo passioni sociali per esempio? Sappiamo che la nostra mensa anziché riciclare butta via tutto il cibo rimanente a fine giornata? Facciamo proposte di riciclo o distribuzione ad associazioni che danno assistenza agli indigenti. Abbiamo una conoscenza importante nel mondo dell’arte, ma noi ci occupiamo di ricambi? Mettiamola in contatto coi nostri colleghi del marketing, proponiamo eventi che possano valorizzare la nostra azienda.

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  • Individuiamo i nostri punti di forza. Cosa ci distingue da tutti gli altri? Cosa ci rende diversi? Perché gli altri dovrebbero scegliere noi e cosa facciamo di tanto speciale? Concentriamo le nostre azioni di miglioramento sulle aree in cui eccelliamo e non sui nostri punti di debolezza. Inventiamo una presentazione originale di noi stesse e utilizziamola nelle occasioni giuste, quando incontriamo nuovi colleghi, fornitori o nel corso di presentazioni. Tra i nostri punti di forza individuiamo poi un ingrediente unico. Nel business, l’elemento di netta differenziazione che serve per far valutare un prodotto di prima scelta può essere dato da un insieme di qualità, ma anche da un singolo ingrediente. Questo concetto può essere traslato anche sul piano professionale. Anche solo il tuo entusiasmo può essere la chiave per farti emergere dal contesto.
  • Facciamoci conoscere. Apriamo un blog su temi per i quali abbiamo studiato o svolgiamo una professione, facciamo circolare le nostre conoscenze, utilizziamo i social, in particolare linkedin.
  • Individuiamo quali sono i valori in cui crediamo in ambito professionale (per es. ottimismo, relazioni, miglioramento della società, ecc). I leader usano i valori per rinforzare, ispirare e coinvolgere il proprio team. Un esempio: per Steve Jobs il valore fondamentale era l’innovazione, per Starbucks il senso di comunità, e per te?
  • Chiediamo feedback agli altri senza imbarazzo, dopo una riunione, una presentazione. Come siamo andate? Siamo state noiose? Siamo arrivate in fretta al punto? La conoscenza di noi stessi è la nostra forza.

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  • Dimostriamo sempre e comunque competenza. Sì al continuo studio e aggiornamento. Prendiamo nota delle nostre lacune (per es. la scarsa conoscenza di una lingua straniera) e avviamo un piano di crescita per eliminarle. Prepariamoci prima di ogni presentazione, non lasciamo nulla al caso e prevediamo possibili domande. Ripetiamo i discorsi che faremo in meeting allo specchio, modulando l’uso della voce e intonazione.

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  • Facciamo un inventario degli eventi che abbiamo considerato come dei fallimenti e valutiamo come ci hanno fatto crescere. Molti di questi sono certamente alla base dei nostri più grandi risultati.
  • Non dobbiamo avere paura di sbagliare. La cultura aziendale americana si basa per esempio sulla accettazione dell’errore e il miglioramento attraverso gli insuccessi. Ammettiamo gli sbagli, non li nascondiamo, ma utilizziamoli come occasione per fare meglio.
  • Prendiamo delle posizioni. Non dobbiamo pensare di dover piacere a tutti, ma chi l’ha detto? Le opinioni forti sono gli elementi che hanno decretato il successo dei mega brands.

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  • Dedichiamo 9 minuti del nostro tempo ogni giorno a una riflessione sulla nostra evoluzione personale e professionale. A che punto siamo rispetto all’obiettivo finale, cosa ci manca ancora per raggiungerlo?
  • Curiamo l’abbigliamento, cerchiamo di non apparire mai sciatte o anonime, i vestiti che scegliamo devono rispecchiare lo stile del nostro brand personale. Scegliamo il colore che meglio ci rappresenta, indossiamo qualche accessorio particolare adatto a farci notare, ma senza esagerare.
  • Investiamo tempo per fare networking interno ed esterno alla nostra azienda. Scriviamo meno email, chiamiamo i colleghi al telefono o raggiungiamoli nel loro ufficio. Tanti conflitti possono essere facilmente risolti a una macchinetta del caffè.

Una volta a casa però, dimenticatevi queste regole. La professione di mamma è tutt’altra storia. Una bellissima storia.

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