Contro le mamme “stanche”

Io sono contro le mamme “stanche”, che decidono di arrendersi. Quelle stanche mentalmente, che pensano di non potercela fare. Quelle che dimenticano di avere un’identità a prescindere. Quelle prive del coraggio dei samurai a difesa della propria famiglia.

Sono contro le madri pentite. Contro gli editori che decidono di pubblicare libri contrari ai valori della maternità. Come il volume “Regretting Motherhood”, raccolta delle testimonianze di mamme come Doreen, di 38 anni con tre figli, che dopo averli messi al mondo ha dichiarato “Se potessi, rinuncerei volentieri a loro”.

Sono contro a chi scrive a Beppe Severgnini, nota penna del Corriere della Sera: “Io, mamma lavoratrice, non ce l’ho fatta” (http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_21/io-mamma-lavoratrice-non-ce-ho-fatta-0bd80496-8046-11e6-b38f-35d885ba0cf1.shtml). E sono anche contro a tutte quelle che l’hanno compatita. Una donna che muove un j’accuse alla società e a un’Italia che non aiuta le mamme che lavorano. “Una società che ti prosciuga lo stipendio perché devi stipendiare baby sitter e servizi extrascolastici, nella convivenza coi tuoi pesanti sensi di colpa. E allora mi dico che abbiamo fallito” dice. Ci siamo tutte ritrovate nelle sue riflessioni e depressioni. Mia cara mamma: hai ragione, ma non abbiamo fallito. La battaglia, semplicemente, non è ancora terminata.

Sono contro le madri che decidono di non allattare per ritornare in forma più in fretta. Io la leggo come un’arresa dinanzi ai sacrifici che impone un adeguato allattamento. Sono contro alle donne che, al contrario, si abbruttiscono dietro maglioni extralarge e “goodbye femminilità”. Fare la mamma non significa diventare asessuate.

Sono contro quelle che ”i figli sono da parcheggiare da qualche altra parte”. Perché diventare mamma non è qualcosa che ti arriva per caso. E se ti arriva per caso e non ti senti pronta, allora, sei stata TU poco  intelligente, perché dei modi per evitarlo ce ne sono. E se dichiari “Io di figli non ne voglio avere”, bhè, allora io ti rispetto più delle mamme alla Doreen.

Non lo nego: la nostra vita è tanto complicata, ma ce la siamo fatta complicare con atto volontario. E allora me ne infischio se la società dice che mio figlio deve fare lunedì ginnastica, martedì chitarra, mercoledì inglese, giovedì nuoto, venerdì ancora ginnastica, sabato e domenica arrampicata, cinema e studio. Se posso permettermelo ok, se non posso taglio. La ginnastica la faremo in casa aiutandoci coi tutorial su youtube.

“La società non dà sostegno alle mamme” dicono quelle stanche. E’ il cappotto che le fa stare calde d’inverno. Il più grosso alibi per farle indossare maglioni sempre più larghi. Ce lo insegna Julio Velasco nella pallavolo, dove è stato un grande coach, se non il più grande, con la sua famosa teoria dell’alibi: dobbiamo darci un taglio. Vogliamo vincere? Non diamo sempre colpa agli altri. Lo schiacciatore che ha sbagliato una schiacciata dà la colpa all’alzatore, che a sua volta dà la colpa al ricevitore che gli ha passato male la palla, e così a ritroso. E la squadra continua a perdere. E’ lo stesso atteggiamento delle mamme stanche che, se sono tali, è colpa di chi non le aiuta.

Partiamo da due presupposti. Se decidi di fare la mamma devi sapere che:

  1. La tua vita non tornerà più come prima. Nel bene e nel male.

  2. Ti assumerai una grande responsabilità, tanto maggiore quanto il numero dei tuoi figli. Questo a patto di (e lo vorrei dare per scontato) far crescere il tuo bambino in salute, con giusti principi, con stabilità affettiva e un adeguato livello di istruzione.

Se non ti sta bene, allora “Vai in pace” come all’uscita dalla messa: prenditi una doppia laurea o fai pure le vocalist in discoteca. Fai altro, per cortesia.

bacio copyright Clara Magnanini

Chi scrive per farsi leggere, chi fa il giornalista, la blogger, la vlogger o chi fa l’editore e pubblica libri, ha poi una responsabilità ulteriore. Quella di diffondere messaggi positivi. Nel mio piccolo sto cercando di farlo. La maternità è un valore che va difeso e promosso. Non probabilmente nei modi utilizzati recentemente dal nostro Ministero della Salute con la campagna sul Fertility Day (per carità). Di esempi positivi di mamme che ce l’hanno fatta, che come arabe fenici si sono reinventate e qualche tetto di cristallo l’hanno rotto, ce ne sono. E meno male. E se è pur vero, come scrive Severgnini in risposta alla mamma che dice di avere fallito “Voi donne salverete il mondo, ma noi uomini stiamo facendo di tutto per impedirvelo” (http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_23/risposta-beppe-severgnini-mamma-lavoratrice-la-colpa-noi-uomini-0e787ffc-8161-11e6-bb54-ccc86a7805dc.shtml), bhè, incassiamo il colpo, ma continuiamo a credere nel cambiamento.

Moderne Giovanne d’Arco a difesa della nostra piccola Orléans. E poi la storia ci insegna che Giovanna d’Arco gli inglesi li mandò a stendere.

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One Comment

  1. Mentre leggevo questo post ho pensato a cosa si sono inventati anni fa i pubblicitari quando dovevano vendere le lavatrici. Le italiane, dicono, non le volessero perché passava il messaggio che la donna italiana con la lavatrice non sarebbe stata una donna che si prende cura della famiglia. I pubblicitari ci lavorarono su e alla fine ne venne fuori una pubblicità dove si valorizzava il lavoro della lavatrice “mamma, mentre tu ti occupi della tua famiglia, la lavatrice penserà al tuo bucato”.
    Quanto lavoro per avere più tempo da dedicare alla famiglia e poi ce ne usciamo urlando al mondo “non ce la facciamo”. Forse perché abbiamo la lavatrice, l’asciugatrice ma ci siamo incasinate di più?

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