Combattere la gelosia

La gelosia nei bambini è subdola. Sottile come una pellicola. Resistente come i pidocchi sui capelli. Camaleontica, implacabile e puntuale. Tu partorisci il tuo secondogenito e lei è già lì, davanti a te, a braccia conserte. Il 18 novembre 2012 si è impossessata di mia figlia Bea e me l’ha restituita diversa. La sua innata dolcezza è ora macchiata da punte di aggressività. Da oggetti che volano. Dall’ansia di dover dormire da sola. Da occhi che raccontano una nostalgia. La nostalgia di una mamma che all’inizio era solo per lei.

Ora tra me e lei è arrivato Tia e il suo mondo non è più come prima. E’ pienamente consapevole di non poter tornare indietro, ma sono anche certa che non lo chiederebbe mai. Tia le ha donato un cuore in più, che batte nei loro abbracci. Negli schizzi del bagnetto. Nella condivisione di un pezzo di chupa chupa già succhiato dall’altro.

Di fronte alla gelosia di mia figlia avverto l’assolutezza di tutta la mia imperfezione di mamma. Di non riuscire mai a fermare il tempo e costruire attorno a me e a lei una recinzione invalicabile. Di lasciare che il bucato si stenda da solo o che qualcun altro risponda al telefono. Per ritornare a giocare a strega e Biancaneve o a medico e paziente. Per farle i grattini sulla schiena come a un gatto sonnolente. Do la colpa alla mia perenne mancanza di tempo. Alle mie corse in macchina in uscita dal lavoro, alle riunioni fissate alle 18 di sera.

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Oggi però ho deciso di cambiare. Voglio sintonizzare le mie antenne sui canali di mia figlia.  Smetterla una buona volta di provare soddisfazione nella durezza di un rimprovero quando il suo “mamma sei cattiva” significa semplicemente “mamma vorrei che tu capissi la mia frustrazione e mi abbracciassi”. Perché la gelosia può trasformarsi in età adulta in insicurezze, ansie e rinunce. Nel percepirsi sempre e comunque di serie B. Se litigare, fino a un certo punto, fa bene perché insegna ai bambini l’arte del compromesso, della condivisione, dall’altro la gelosia inesplosa, tenuta dentro o espressa attraverso forme indirette o aggressive va saputa gestire bene dai genitori.

Questo non vuol dire assecondare ogni capriccio, ma libri e psicologi infantili ci insegnano che bisogna cominciare ad avere molta più pazienza in questi casi. Occorre imparare a leggere tra le righe dei discorsi. Saper interpretare con maggior profondità i comportamenti apparentemente sbagliati. Mantenere le stesse regole e abitudini che vi erano prima in famiglia, non farsi sentire e vedere spaventati dalla rabbia, ma accogliere quello che prova nostro figlio senza sgridarlo. Permettiamogli di esprimere ciò che sente senza timore di essere giudicato negativamente. Coinvolgiamolo in attività ludiche in cui possa scaricare la sua gelosia (disegni, attività fisica e creativa) e rendiamolo partecipe nell’accudimento del fratellino (ad esempio quando gli si dà la pappa). Passiamo del tempo solo con lui e trasmettiamogli, non solo a parole, i vantaggi dell’essere il più grande, facendogli fare delle cose da solo, riservate solo per lui con la mamma o con il papà. Spegniamo i cellulari. Diventiamo bambini insieme a loro. Ridiamo. Facciamogli capire che oggi siamo lì con loro e per loro. E non solo oggi, ma per sempre.

10 Comments

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