Le cose che ho scoperto di Amsterdam

Di Amsterdam, prima di andarci, conoscevo le etichette. La cattiva ragazza d’Europa. La Venezia del Nord. La tradizione degli zoccoli, le canne, i tulipani, le donne in vetrina. Un volo, due giorni di cammino e tour in bicicletta mi hanno fatto capire che Amsterdam è tanto altro ancora e che va assolutamente vista almeno una volta nella vita. Ecco le cose che ho scoperto.

Mio marito mi ha messo in valigia per festeggiare il mio compleanno. Una data speciale. Siamo partiti. Bye bye bambini, un bacio sulla fronte. “Stiamo via per pochi giorni, vi portiamo un bellissimo regalo”. Nei loro occhi rallegrati compare l’istantanea dei giocattoli potenzialmente acquistabili su Amazon International  mentre sventolano le manine davanti alle nostre facce dispiaciute. “Faremo bene?”, pensiamo. “Si si, facciamo bene” ci convinciamo. “Torniamo presto”. E poi via. Saliamo in alto, tra le nuvole, un misero snack e un bicchierino di vino servito da non più giovani hostess della Lufthansa.

Una volta arrivata ad Amsterdam ho scoperto che:

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  • questa città convive perfettamente coi suoi luoghi comuni. Senza vergogna o imbarazzo. Fiori veri o finti e zoccoli li trovi dappertutto. Nei negozi te li trovi appesi al soffitto. Così come la cannabis: al di fuori dei coffee shop, l’odore di marijuana è diffuso nell’aria come un deodorante di casa attaccato alla corrente del salotto. Formicai di biciclette, le mitiche olandesi, insegne Heineken ovunque.

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I riferimenti alla libertà sessuale sono frequenti (dal monumento agli omosessuali al museo del sesso fino al più noto quartiere a luci rosse), i tulipani crescono tutto l’anno (e non si capisce il segreto della fioritura fuori stagione). Amsterdam è volutamente una cartolina per turisti e propone questa sua finta immagine con naturalezza e ironia. Ed è proprio questo atteggiamento che te la rende subito simpatica.

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  • C’è che vive sui canali. Poiché avere una casa nel centro di Amsterdam costa troppo, molta gente si è ingegnata e ha convertito battelli di proprietà in case. Dotate degli stessi comfort di una casa normale, non sono abusive, ma perfettamente in regola e ben tollerate dal Comune. Con tanto di salotti, verande e sdrai per prendere il sole.
  • La bicicletta è un’Istituzione. Più importante di qualsiasi altro mezzo di trasporto, detta le leggi in fatto di codice stradale. Ha la precedenza su tutto, persino sui pedoni. Ogni strada ha a fianco una pista ciclabile nei due sensi di marcia. Se non dai la precedenza ai ciclisti, rischi di venire rumorosamente travolto di insulti. La bici la porti ovunque, dall’ingresso di casa alla metro, dove esistono spazi dedicati e rastrelliere interne. Si trovano anche parcheggi coperti per le biciclette, gratuiti e sicuri, con tanto di tagliandino per il ritiro. In più ad Amsterdam la passeggiata in bici non è concepita. Lo standard è correre: raramente vedrete bambini sulle piste ciclabili, troppo rischioso. Sarà che pedalando velocemente ci si scalda e la temperatura della città è rigida d’inverno. Ma non solo ci si scalda, si bruciano anche calorie: ad Amsterdam sono tutti felicemente e maledettamente magri.

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  • Il rispetto dell’ambiente è largamente diffuso. Non ho mai visto così tante colonnine di ricarica per vetture elettriche: sono installate nella maggior parte dei parcheggi. In fatto di mobilità i cittadini preferiscono muoversi in bicicletta anche su lunghe distanze, scelta che deriva non solo da praticità, ma anche da una sviluppata coscienza ecologica. Il livello di inquinamento è difatti tra i più bassi delle capitali europee.
  • Case strette, storte e dai tetti a mansarda. Le case di Amsterdam ti rimandano alle illustrazioni delle favole. Sono piccole, hanno il tetto molto spiovente (detto a mansarda), sono spesso storte e attaccate l’una all’altra. Esiste una ragione storica però di questa loro immagine fiabesca. Nel passato le costruzioni venivano tassate in relazione ed in proporzione alla larghezza della facciata: più era larga la facciata e più si pagava, motivo per cui la maggior parte di queste risulta estremamente stretta, 3 finestre al massimo. A causa della ridotta superficie delle scale i traslochi avvenivano e avvengono tuttora dalla finestra. Ecco spiegato il perché tutti i tetti delle case olandesi hanno la trave col gancio al quale si appendeva e si appende ancora oggi la carrucola per tirare su le merci e i mobili.
  • Arte e design sono esaltati ovunque, dall’area solenne dedicata ai grandi musei, che promette una full immersion nell’arte figurativa (da Rembrandt a quella contemporanea), ai distretti eleganti dove si susseguono gallerie d’arte, negozi di oggetti particolari, eccentrici e di design. Imperdibili la via Spiegelstraat e il distretto delle “De Negen Straatjes” o “Le 9 Stradine”, tripudio di negozi vintage, di antichità, di design e accoglienti caffetterie.

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  • Il cibo non eccelle, e ci si salva grazie alla presenza di ristoranti dalle cucine di ogni parte del mondo (in particolare nel quartiere De Pijp). Una eccezione va ai dolci. Cinque stelle ai pancake olandesi, che nascono prima di quelli americani. Ricetta che comprende ingredienti semplici ma nutrienti: latte, farina, uova,burro e zucchero, mescolati insieme fino a ottenere una pastella abbastanza liquida da essere versata in una padella posta su un fuoco vivace. I pancake vengono cotti prima da un lato e poi dall’altro, finché entrambe le “facce” non assumono il caratteristico colore bruno. Per quanto riguarda i “condimenti”, poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta: miele o sciroppo d’acero, burro e banane a fettine, frutti di bosco e zucchero a velo.

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  • Amsterdam è una città in vetrina. La tolleranza e l’apertura qui sono uno stile di vita. Fa la ragazzaccia tra le più perbene e sobrie capitali europee e sfoggia l’atteggiamento di chi accetta la diversità altrui. Da quella sessuale a quella legata più semplicemente agli stili di vita. Tutto questo è reso evidente non solo dalle leggi sulla liberalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, ma in maniera più normale e meno percettibile dalla sensazione che hai di camminare per strada senza venire notato. E non è l’indifferenza che scatta da una questione di moltitudine. Tolleranza va poi a braccetto con apertura. Ad Amsterdam non si tende a nascondere nulla. Le finestre non sono quasi mai oscurate da tende. Cammini per strada, ti volti ed è frequente trovarti nel salotto o nella cucina di casa di qualcuno. Non faccio la guardona, ma non potevo non incrociare scene di quotidianità comunicate ai passanti attraverso finestre aperte: mamme in cucina, famiglie attorno a un tavolo, biciclette in salotto, un signore stravaccato sul divano, un pazzo sudato che ballava.
  • Mi aspettavo una Amsterdam molto più family friendly e invece no. Nei locali non ho visto fasciatoi o spazi bimbi. Il Museo Van Gogh, che potrebbe inventarsi laboratori incredibili sul colore per avvicinare i più piccoli all’arte figurativa, è un tour pensato per appassionati adulti. Le piste ciclabili non sono adatte ai più piccoli. C’è però qualche buona pratica da cui trarre ispirazione. La praticità delle biciclette in chiave famiglia con tanto di cestino con seduta e cinture per i piccoli, e le scuole e kinder garten esteticamente bellissimi, con parquet di legno, pupazzi crochet e arredi di design. Avercene in Italia di strutture così…

Goodbye Amsterdam…

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