Al MUBA creativi e felici

Un bambino creativo è un bambino felice. Così la pensava Bruno Munari, un artista milanese eclettico del secolo scorso. Fece un po’ di tutto nel mondo dell’arte, dalla scultura, scrittura alla grafica fino al design industriale. Si dedicò anche al mondo dell’infanzia, per capire come proteggere nel tempo il seme e il genio della fantasia, con cui tutti nasciamo. Un bambino è creativo, un adulto non necessariamente.

Calvino scriveva che la fantasia è un posto dove ci piove dentro. Questo per dire che l’essere creativi implica il concetto di apertura nei confronti degli stimoli esterni. Quello che viene tanto naturalmente ai bambini, privi di filtri e costruzioni. Un po’ meno a noi, refrattari a trovare l’utilità o il fascino di un pensiero fuori dalle righe.

Come Munari e Calvino la pensa il MUBA, il Museo dei Bambini (www.muba.it) a Milano. Iniziativa privata di un gruppo di visionari, conquistadores tramite bando della Rotonda della Besana, monumento storico bellissimo risalente al 1600. Un progetto che ha preso il volo dopo 20 anni di sforzi e convincimenti dell’amministrazione comunale: “Milano deve investire nell’infanzia, nelle famiglie e nella cultura” hanno ripetuto per anni quelli dell’odierna Fondazione MUBA. Scettici per 20 anni, quelli del Comune, alla fine si sono arresi. O ci hanno creduto anche loro.

“In America ci credono eccome” mi dice Elena Dondina, la Cristoforo Colombo del MUBA, che dopo la scoperta in America della realtà dei Children’s Museums, ha coltivato non tanto in sordina un sogno dai tempi dell’Università. Con la grinta di chi ha forti visioni e passione, Elena ha portato avanti un’idea e, con una socia, ha creato un’associazione, oggi diventata Fondazione MUBA, di cui è la Presidente. “L’idea alla base di questo progetto è mettere il bambino al centro. Offrirgli uno spazio prezioso, come lo è la Rotonda di Via Besana, innanzitutto perché il bambino è degno di un luogo importante. Un centro che sviluppi progetti culturali e artistici, che promuova arte e cultura fin dall’infanzia, riunendo eccellenze nazionali e internazionali”.

MUBA

Il 23 gennaio 2014 l’Italia è diventata un po’ più family friendly grazie al MUBA. 1200 mq di spazio storico sono diventati in poco tempo un luogo speciale, dove ai piccoli si propongono mostre, laboratori, momenti di condivisione con mamma e papà. Tutto circondato da un giardino sicuro e protetto, che resta pubblico e di libero accesso, e completato all’interno da un bistrot e una libreria per bambini.

“Il modello centrale del MUBA è la mostra gioco. Niente è improvvisato. Curiamo nei minimi dettagli l’allestimento di ogni singola iniziativa e i contenuti. Ogni laboratorio si articola in più aree ed è fatto di più installazioni, dove il tema principale viene declinato sotto diversi aspetti. Dalle zone fisiche, sensoriali, a quelle più intellettuali, dove è il pensiero progettuale creativo a essere stimolato. Tutto questo attiva il processo cognitivo sotto la guida di un team di educatori ed educatrici” continua Elena.

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Necessario sottolineare, e mi viene da piangere, che nel paese a stelle e strisce ogni città ha un suo Children’s Museum. Un network che fa sinergia e lavora insieme, modello successivamente esteso in Europa attraverso l’associazione Hands On International (http://www.hands-on-international.net). “In Italia abbiamo il MUBA a Milano ed Explora a Roma. La lista è finita. Il punto è che la cultura, se gestita bene, porta profitto, oltre a contribuire a raggiungere scopi più alti. E in un paese come l’Italia, che vanta un patrimonio storico, culturale e architettonico inestimabile, si potrebbero raggiungere grandi risultati se solo cultura e turismo lavorassero meglio insieme” mi dice Elena. AAA Imprenditori illuminati cercasi. Vogliamo avere MUBA in tutte le città d’Italia.

Vietato non toccare, bambini a contatto con Bruno Munari

Vietato non toccare. Bambini a contatto con Bruno Munari

Fino a settembre il Museo dei Bambini di Milano propone tra le varie iniziative la mostra-gioco “Vietato non toccare. Bambini a contatto con Bruno Munari”. Si tratta di un percorso di gioco per bambini dai 2 ai 6 anni impostato sulla scoperta, la meraviglia, l’esperienza tattile e visiva, la sperimentazione e il fare. Poche regole e tanta libertà di muoversi per scoprire il mondo di Bruno Munari (1907 – 1998). Un uomo che era diventato tante cose, grazie a un genio creativo che aveva deciso  di tenere sempre sul tasto on. Tanti MUBA per tanti futuri Bruno Munari in Italia. Chissà. Mi piace crederlo.

Ecco come la pensava Bruno Munari. Scuola, educatori, mamme e genitori, prendiamo appunti…

Bruno Munari_copyright ElenaValdre)

“Tutto quello che un bambino impara nei primi anni di vita, gli resterà nella mente per sempre. E’ questa un’affermazione di un grande studioso di come si forma la mente umana: J. Piaget. E dipende dagli educatori se questa nostra società potrà migliorare o peggiorare. Nelle scuole materne giapponesi si insegna a comunicare e a stare con gli altri (che poi siamo sempre noi).

Si dice ai bambini che ognuno deve esprimere il proprio pensiero ma non imporlo. In questo modo si formano in unico corpo tutte le nozioni che formano il sapere. La collettività cresce e ci si trova in un mondo civile. Quando invece qualcuno impone il proprio pensiero a tutti si forma la dittature con tutte le sue conseguenze.

Una persona vale per quello che dà e non per quello che prende (pensiero difficile da capire in un paese di furbi) per cui se ognuno dà il meglio alla collettività, questa si sviluppa e cresce. Se invece ognuno tenta di rapinare gli altri perchè lui è il più furbo, ci si trova allo stato in cui siamo noi adesso. Ma il problema è: che cosa insegnare ai bambini perchè si formino in modo giusto, creativo e non ripetitivo? Occorre insegnare come si fa a fare, a esprimersi, a comunicare per immagini, a progettare. tutte le tecniche possono essere trasformate in gioco per facilitarne l’apprendimento, e siccome ogni gioco ha le sue regole, ecco che l’apprendimento viene facilitato, alleggerito, desiderato dai bambini.

L’importante è lo sviluppo delle varie personalità, i bambini sono tutti diversi ed è sorprendente per un operatore vedere lo sviluppo delle personalità individuali. Non si devono quindi dare ai bambini soluzioni già fatte, ma insegnare a risolvere i problemi. Non suggerire temi da svolgere ma insegnare a scrivere con proprietà di linguaggio. Per un operatore è molto importante conoscere ciò che un bambino può capire. Non trasformare tutto in una favola, ci sono mille modi per interessare e comunicare. Un bambino educato forma una società civile. Un bambino creativo è un bambino felice” . [Bruno Munari, 1992]

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