5 sogni per il 2017

Per il 2017 ho 5 sogni. Li voglio chiamare speranze. Piccoli, sottili cambiamenti di valori. Che nulla tolgono, anzi rafforzano i sogni, quelli grandi e giusti, che l’umanità nutre per se stessa. Non voglio parlare di pace e ricchezza distribuita. Non voglio ricordare gli accadimenti che ci hanno fatto correre a coprire gli occhi dei nostri bambini quest’anno.

Vi voglio raccontare di cambiamenti che potrebbero portarci a un modo quotidiano di vivere migliore. Che ci aiuterebbero a guardarci e capirci meglio. Ad amare di più i nostri luoghi, il nostro Paese. Ad emozionarci di più. A guardare la bellezza sotto la superficie, come quando cerchiamo i calzini in fondo alle coperte. A formulare pensieri nostri, cuciti addosso come colletti alla nostra personalità forte.

Vi affido le mie speranze per il 2017. Che sia migliore. E che ci renda tali.

Julianne Moore, Calendario Pirelli 2017

1. Affermazione del “The New Normal”. E’ il claim di una filosofia di pensiero che suggerisce la valorizzazione della bellezza femminile sulla base dei contenuti interiori piuttosto che estetici. E’ il movimento antimotorshow bolognese delle hostess seminude a fianco di bolidi colorati. Anti chirurgia estetica esasperata, quella che ci vorrebbe tutte cloni di Alba Parietti. Anti pensiero maschile alla Donald Trump, quello per cui: “La donna dopo i 35? Deve fare check out”. Lui lo disse e trapelò da una intercettazione qualche mese prima della sua elezione. Vede convinti e schierati molti uomini che attribuiscono alla bellezza fattori temporali. A 40 noi donne #nonabbiamosperanza, ci dicono.

Nella moda hanno cominciato a capire che questo modo di raccontare la femminilità è fuori tempo massimo. Ci ha pensato Re Giorgio a inizio anno con una campagna pubblicitaria affidata al fotografo Lindbergh, che ha ben pensato di ritrarre modelle non più giovani nel loro essere normali, senza artifici estetici. Ci ha riprovato il calendario Pirelli (http://pirellicalendar.pirelli.com/en/) che, negli ultimi due anni, ha scelto la via del “The New Normal” per valorizzare il fascino di donne anche over 40 attraverso la fierezza dello sguardo senza ombretto e mascara.

L’avete ascoltata Heather Parisi recentemente nel suo sfogo su questo argomento che ha fatto il giro del web? (http://www.raiplay.it/video/2016/12/nemica-monologo-parisi-602de568-9bb7-4875-821b-4c5d42a944fd.html?). Sottoscrivo in pieno. La vera bellezza è quella che si fa raccontare nella sua naturalezza e semplicità. Come i centri dei comuni italiani non ristrutturati, che raccontano la densità e il tono di un racconto storico unico e identificativo. Così come le rughe sul nostro viso.

2. Vorrei un’Italia più family friendly. Perché ancora, nel 2017, non lo possa diventare, non me ne faccio proprio una ragione. I grandi cervelli fuggono. Le famiglie si lamentano. Utilizziamo la fama del nostro Paese come fosse rendita vitalizia. Siamo pavidi, pigri e poco lungimiranti. L’Italia sarà il domani dei nostri figli, ma ce lo dimentichiamo. Mi arrabbio quando non trovo fasciatoi nei ristoranti, aree bimbi nei musei o spazi per l’allattamento. Sogno un paese come la Danimarca, che possa vantare il primato di sfornare i bambini più felici al mondo. La storia, i resti romanici, le scogliere a noi famiglie non bastano. Ne ho già parlato qui: http://thestork.it/perche-italia-non-e-family-friendly-foto/

3. Enjoy: Gianluca Vacchi ci ha costruito la sua notorietà cyber. Il punto è che il principio di vivere il presente nella sua immediatezza e densità è parte dei capitoli della saggezza antica. Il “quid et nunc” dei latini che abbiamo studiato a scuola. Del carpe diem di Orazio. E che rientra tra le cose più difficili che riusciamo ad applicare. Perché? Perché viviamo proiettati in avanti con la presunzione inconscia dell’immortalità. Quando poi si diventa genitore, a maggior ragione, si dovrebbe far di tutto per ibernare l’infanzia dei nostri bambini come facevano i futuristi con la velocità sui quadri. Ma per ibernare le esperienze le devi prima vivere. E godere.

4. Parlarsi di più. Vedo amici, colleghi di lavoro, famiglie, bambini, con la testa più dentro gli schermi che a parlare tra di loro. E mi metto tra i colpevoli. Molti condannano Internet e tutta la schiera dei seguaci di Steve Jobbs di avere condannato a morte il potere delle relazioni umane in favore di quelle virtuali. Come tutte le cose, la tecnologia ha subìto una pericolosa deviazione perché noi lo abbiamo voluto. E se quindi lo vogliamo, possiamo provare a cambiare e ritrovarci più spesso alla macchinetta del caffè.

5. Avere coraggio. Resilienza. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. In ambito psicologico è la capacità di affrontare le situazioni negative e persistere nel perseguire gli obiettivi sfidanti. Per essere resilienti occorre avere coraggio. Non solo dell’ignoto, ma anche del nostro successivo cambiamento. Perché ogni battaglia ci vede uscire rinnovati. E come disse Bernard Shaw «La missione di ogni essere umano consiste nell’essere una forza della natura e non un grumo agitato di guai e di rancori che recrimina perché l’universo non si dedica a renderlo felice».

Buon 2017.

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