15 giorni di Sicilia

15 giorni di Sicilia. Come una prescrizione medica. Mare, sabbia, scogli, granite, arancini e passeggiate tra chiese, cultura e case in rovina. Una Sicilia con qualcosa anche di me. Mia mamma è cresciuta a Trapani e mi ha riempito sempre e comunque dei racconti della Sua Terra, Caput Mundi. Della pasticceria storica di Anna Maria Grammatico, dei pavimenti di Erice lavati col sapone, dell’orgoglio e della permalosità dei siculi, della ceramica, di Sciascia, del dialetto di Camilleri e del verbo alla fine. Come nella ricomposizione di un puzzle mentale in quella Sicilia ci sono tornata e mi ci sono anche un po’ ritrovata.

Bedda Sicilia. La terra che ho visto è come Benedetta Barzini. La modella intellettuale in voga negli anni sessanta. Donna di una bellezza spigolosa, aristocratica, elegante e misteriosa che ha deciso di invecchiare naturalmente senza ricorrere ad aiutini artificiali. Si è riempita di rughe e le ha esibite con orgoglio.

Come la bellezza della Barzini, la Sicilia ha permesso al tempo di fare il suo corso. La trinacria esibisce la sua decadenza, la sua povertà, i muri scrostati, i palazzi e le chiese storiche tristemente invecchiate e mal conservate senza vergogna. Noi stranieri del nord ci aggiriamo per le strade e gridiamo al sacrilegio. “Che Dio salvi la Sicilia”, pensiamo. Ma friggiamo al tempo stesso come panelle nell’olio caldo alla vista del bello e del dimenticato, e diventiamo anche noi un po’ svogliati tra profumo di limoni, pesce fritto, ozio e attesa del domani. Come in un’epidemia. Come nella più ovvia pubblicità di Dolce e Gabbana.

Il mio viaggio comincia a sud est. Da Siracusa in giù. Ortigia è la nostra prima tappa. La parte più antica di Siracusa e très chic. Una perla dentro un’ostrica. Un tripudio di barocco, di bianco, di viste mozzafiato sul mare, di vicoli da perdersi e perderci la testa. Dove farsi dimenticare dal rumore del mondo.

A Ortigia bisogna poi andare in un locale speciale proprio dietro al Duomo, il Moon, di Barbara Prandini (http://www.moonortigia.com). Mia carissima amica del liceo, traveller infaticabile e cosmopolita, ha fatto la scelta più anticosmopolita che ci possa essere. Si è traferita da Roma a Ortigia, perché quando l’ha vista per la prima volta ha pensato “Ecco, questo è il posto dove vorrei vivere”. Messa in valigia la famiglia, a Ortigia Barbara ha avverato i suoi sogni, portando cultura, musica e arte dentro un locale/ristorante vegano che, se ci mangi, ci ritorni più di una volta. Ve lo assicuro. Da provare la carbonara moon, a rischio assuefazione.

Il mare da piscina lo trovo alla baia di San Lorenzo. Ci specchiamo nell’acqua come Narciso e ci innamoriamo di noi stessi.

La pace di notte, col golf sulle spalle, la trovo all’Agua Green Resort (http://www.aguagreenresort.it/). A poco più di un Km dalla spiaggia di San Lorenzo e a 2 Km dal borgo di Marzamemi, sede di una vecchia tonnara e di decine di ristorantini sul mare. Villette indipendenti con 900 mq di giardino privato. E tanta terra rossa e ulivi tutto intorno.

Voglio tornare a casa e dire di essere andata più a sud di Tunisi. E allora mi dirigo a Portopalo di Capo Passero, alla spiaggia di Carratois, il punto più a sud della Sicilia. Sabbia bianca, tanto vento e mare cristallino. Silenzio anche ad agosto. Leggo Villa Metaphora di Andrea de Carlo. E mi addormento sotto l’ombrellone fatto di foglie di palma.

Un’escursione a Noto, oggi è nuvolo. Me-ra-vi-glio-sa. Ancora di più dall’alto, quando saliamo sulle terrazze della Chiesa di Santa Chiara. E mettiamo la testa sotto i campanili.

L’indomani a Vendicari, tra saline, oasi di oltre 250 specie di uccelli, meta di bird watchers e resti di una vecchia tonnara. Al pensiero dei racconti delle mattanze dei tonni e del sangue versato nel mare ci facciamo un bagno.

Oasi di Vendicari

Oasi di Vendicari

 

E poi on the road nel centro della Sicilia, tiriamo una bella diagonale in direzione Castellamare del Golfo. Autostrada di Palermo, gli autogrill se li sono dimenticati altrove. Processione di bandiere e monumento in ricordo di Giovanni Falcone in zona Capaci. “Era il 1992, caspita è vero“, penso. Fino ad allora così tanta bellezza ci aveva distratti dalla brutta realtà parallela di questa terra.

Notti nel residence Borgo Aranci a Castellamare del Golfo (http://www.vacanze-a-scopello.it/#about). Una giornata in barca, impenniamo sull’acqua. I bimbi urlano “Mamma ci capottiamo”. “Si dice scuffiare, prua e poppa, miei piccoli marinai”. Questa parte di Sicilia ad agosto la vedi meglio dal mare. I faraglioni di Scopello sono una pugnalata agli occhi. Sono esercizi di meraviglia per i bambini che scoprono il mondo. Sono lezioni di Bellezza. Di Natura. Di Rispetto. Nuotiamo tra i pesci bianchi e grigi di fronte a San Vito lo Capo. Facciamo una pernacchia a chi ha fatto 18 km di fila in macchina per stendere il telo sulla spiaggia.

Scopello

Scopello

In funivia a Erice, ma senza sci e scarponi. Una città sospesa sopra Trapani, come l’ Olimpo. Mangiamo arancini e saliamo fino alla fortezza. La vista su Trapani ci lascia senza parole. Rimaniamo per un po’ in silenzio.

Favignana  in bicicletta. Cala Rossa, più che cala un’anfiteatro d’acqua e roccia. Siamo ancora senza fiato e coi piedi doloranti. Faticosa la discesa. Siamo gli unici genitori con bambini piccoli a seguito. Dei pazzi.

Ultimo giorno. Mangiamo orata al sale a Castellamare del Golfo e il miglior cannolo siciliano della vita. E infine Palermo, tra rioni e una cattedrale che quando la vedi dici “Tutto questo non è umanamente possibile”. E infine un bicchiere di arance spremute da un carrettino davanti al duomo. Ci facciamo ghiacciare la lingua. E ridiamo. Ridiamo. Ridiamo.

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